In Friuli Venezia Giulia l’artigianato perde pezzi: dal 2014 al 2024 gli iscritti sono passati da 38.885 a 31.128, –19,9%, con oltre 1.400 uscite solo nell’ultimo anno.
I comparti più colpiti sono quelli delle riparazioni e delle manutenzioni, tanto che già oggi reperire idraulici o elettricisti è difficile e rischia di diventarlo ancor di più entro dieci anni. La provincia che soffre maggiormente è Gorizia (-23,2% nel decennio), seguita da Udine e Pordenone; Trieste regge meglio ma registra comunque un ‑11,9%.
Fra le cause emergono invecchiamento degli addetti, mancanza di ricambio generazionale, burocrazia, costi di gestione e concorrenza di e-commerce e grande distribuzione. In controtendenza resistono benessere, digitale e alimentare, spinti da domanda costante e turismo.
Le associazioni propongono un “reddito di gestione” per botteghe nei comuni sotto i 10 mila abitanti e chiedono la riforma della legge 443/1985: tetto occupazionale portato a 49 addetti, più credito e consorzi aperti anche alle PMI non artigiane.
Formazione professionale, incentivi al passaggio d’impresa, semplificazioni e sostegni mirati a borghi e aree montane sono indicati come leve per evitare la desertificazione di botteghe e servizi essenziali.
