La Coppa del mondo di sci alpino è tornata a Tarvisio dopo quindici anni e la Regione Friuli Venezia Giulia, per voce del presidente Massimiliano Fedriga, saluta il risultato come frutto di un percorso che ha restituito credibilità internazionale al territorio. Nel primo mese della stagione invernale, dal 6 dicembre al 6 gennaio, i sei poli regionali hanno contato 290 mila primi ingressi, praticamente in linea con l’annata precedente.
Numeri che non convincono Paola Schneider, imprenditrice alberghiera di Lateis ed ex presidente di Federalberghi. Schneider ritiene indispensabile una strategia che guardi «cosa sarà la montagna del Friuli tra 20 anni», ricordando che «il turismo non basta» perché la maggior parte dei residenti non vive di quell’economia.
A suo giudizio gli investimenti regionali – 67 milioni di euro destinati ai poli invernali – mancano di un piano di ampio respiro capace di tenere conto dei cambiamenti climatici. Le grandi stazioni, afferma, potranno resistere, mentre quelle minori faranno sempre più fatica; servono quindi alternative alla neve e un dibattito urgente sulle opportunità per l’inverno.
Escursioni alpinistiche, percorsi con le ciaspole, serate sotto le stelle o piste di ghiaccio vengono considerate iniziative positive ma insufficienti a sostituire i flussi dello sci, sport destinato a costare sempre di più per utenti e gestori fra energia, acqua e innevamento.
Sul fronte ricettivo Schneider osserva che gli alberghi regionali restano fragili; nuove strutture di grandi dimensioni e la futura legge sul turismo potrebbero portare novità, ma il problema principale rimane l’orientamento al turismo giornaliero, concentrato nel fine settimana, che non garantisce pernottamenti.
Secondo l’albergatrice i fattori che scoraggiano il permanere in quota sono i costi più alti rispetto alla pianura e la carenza di servizi essenziali: medici di vallata presenti solo una volta alla settimana, trasporti ridotti per mancanza di autisti, uffici postali aperti in modo discontinuo. Anche gli investimenti industriali, come il parco di Tolmezzo-Amaro, non trattengono i lavoratori, che preferiscono fare i pendolari.
Progetti di inserimento lavorativo promossi da realtà come la cooperativa Cramars vengono giudicati virtuosi, ma per rendere attrattiva la vita in montagna servono servizi, case a canoni calmierati e politiche che disincentivino l’uso esclusivo degli alloggi per i bed & breakfast.
Pur parlando di «una sensazione di abbandono», Schneider si dichiara fiduciosa: «Sono ottimista per natura, a volte anche troppo», ma avverte che senza interventi immediati la montagna rischia di non avere futuro oltre il turismo.
