Giornata della prevenzione veterinaria: perché riguarda tutti

Animali domestici: gatto

25 gennaio 2026 segna la prima Giornata nazionale della prevenzione veterinaria, istituita l’anno scorso per ricordare l’importanza di mantenere sani gli animali e, di riflesso, le persone. Chiara Colautti e Michela Nobile Lanzarini, veterinarie dell’Ordine di Udine, spiegano: «Una giornata come questa, il 25 gennaio, non deve quindi avere un senso solo celebrativo, ma deve essere un’occasione di riconoscimento professionale per il ruolo svolto dalla categoria dei medici veterinari; soprattutto, deve porre le basi per la diffusione costante della cultura della prevenzione a tutti i livelli».

Già nel 2014 la FNOVI aveva promosso la campagna «C’è un veterinario nel tuo piatto» per evidenziare l’importanza del controllo degli alimenti di origine animale. Dieci anni dopo, il focus si è ampliato al modello One Health, che lega salute umana, animale e ambientale: i veterinari sorvegliano patologie note ed emergenti, collaborano con la medicina umana (ad esempio contro il West Nile) e partecipano alla lotta mondiale contro l’antimicrobico-resistenza, segnalata dal report OMS 2025.

Il loro lavoro riguarda anche il benessere degli animali d’allevamento, la tutela della fauna selvatica e la ricerca: api, pesci e animali domestici possono indicare la presenza di metalli pesanti, microplastiche o fattori di rischio oncogeni nell’ambiente, trasformandosi in sentinelle della qualità ecologica.

Nelle case, la prevenzione passa attraverso vaccini, trattamenti antiparassitari personalizzati e attenzione alle malattie endemiche del territorio, senza dimenticare il controllo delle zoonosi che possono trasmettersi all’uomo.

Prevenire significa anche educare: il veterinario fornisce indicazioni su alimentazione, comportamento e gestione degli ambienti, contribuendo a evitare morsi, graffi o patologie legate a cattive abitudini. Esami periodici e diagnosi precoci riducono il ricorso a terapie invasive e favoriscono un uso prudente degli antibiotici.

Il fenomeno dei batteri resistenti, già monitorato negli allevamenti, si è esteso agli animali da compagnia: è dimostrato che i pet possono trasmettere ceppi antibiotico-resistenti ai proprietari. Per questo la prescrizione degli antimicrobici deve essere oculata e il “fai da te” escluso, a tutela della salute di tutti.