Una “sperimentazione” nata tra teoria e pratica nei laboratori scolastici si sarebbe trasformata, per alcuni studenti dell’Ipsia Della Valentina di Sacile, in un’operazione tanto ingegnosa quanto rischiosa: la clonazione del chip di una chiavetta utilizzata per i distributori automatici di caffè e merendine.
Secondo quanto emerso, alcuni ragazzi avrebbero studiato il funzionamento dei chip elettronici e il meccanismo del cosiddetto codice gestore, riuscendo poi a replicare una chiavetta capace di generare credito. Il risultato sarebbe stato un “risparmio” complessivo di circa 50 euro in consumazioni durante la ricreazione.
La vicenda, però, si sarebbe chiusa rapidamente. Dopo le prime ricariche non autorizzate, gli studenti avrebbero fatto un passo indietro e la chiavetta “magica” sarebbe sparita. Anche l’azienda che gestisce i distributori si sarebbe insospettita, provvedendo poi a modificare il codice del sistema.
Sull’identità dei protagonisti resta il riserbo. A raccontare l’episodio sarebbe stato un diplomato del 2025, che avrebbe definito il tutto una “goliardata”, sottolineando però anche il livello di preparazione tecnica degli studenti dell’istituto.
L’episodio, pur concluso senza conseguenze note, evidenzia un aspetto delicato: la clonazione di dispositivi elettronici di pagamento può comportare seri rischi legali. In passato casi simili, legati a chiavette clonate per distributori automatici in contesti aziendali, hanno dato origine a lunghe vicende giudiziarie.
In questo caso, la prova di abilità elettronica sarebbe rimasta confinata a pochi episodi e si sarebbe conclusa con il ritorno alle normali attività di laboratorio.
