Il video diventato virale di don Angelo Zanello all’autostazione di Tolmezzo: l’episodio risale a due estati fa, i parrocchiani lo difendono
Sta circolando in queste ore un filmato che ritrae il parroco di Tolmezzo, monsignor Angelo Zanello, mentre redarguisce duramente un giovane all’autostazione e brandisce un ombrello per tenere a distanza alcuni ragazzi. Il video è etichettato come del 14 gennaio 2026, ma l’episodio risale all’estate di due anni fa. L’intento di mettere in cattiva luce il sacerdote si è rivelato un boomerang: la comunità parrocchiale si è schierata compatta al suo fianco, con molti che commentano “Ha fatto bene”. C’è persino chi gli ha regalato un ombrello simile a quello usato nel filmato.
Don Angelo spiega che la scena è parte della sua quotidianità da “prete di strada”: quando va in casa di riposo, passa volutamente dall’autostazione perché lì incontra ragazzi e situazioni delicate. La sua presenza, dice, ha spesso un effetto calmierante: «Non poche volte ho assistito a scambi di “merci”. Cerco il dialogo, ma talvolta devo alzare la voce».
Ricostruendo l’episodio ripreso, il sacerdote racconta di aver rimproverato un giovane sul tema dell’educazione, chiedendogli chi fosse per poter avvisare i genitori di quanto accadeva in autostazione. Il ragazzo, assieme ad altri, lo avrebbe accerchiato e minacciato; a quel punto don Angelo ha usato l’ombrello per difendersi. «La reazione è stata forte ma efficace: poi quei ragazzi sono venuti a parlarmi», afferma.
La comunità locale, sottolinea il parroco, ha compreso il senso del gesto. E rilancia un appello: «Noi sacerdoti dobbiamo cercare i ragazzi, parlare con loro, starci assieme. Siamo educatori permanenti, 24 ore su 24. Non possiamo dire “non è compito mio”: sono anche figli nostri».
Sul come affrontare situazioni di tensione, don Angelo insiste sulla presenza attiva degli adulti: «Bisogna fermarsi, farsi vedere, osservare. All’autostazione avvengono certi scambi: non piace a tutti che girino adulti che guardano, salutano, si interessano mentre magari qualcuno beve o fa altro». E ammonisce: «Purtroppo molti non si interessano. Invece serve attenzione: chi aspetta i nostri ragazzi? Cosa fa? Dobbiamo avere occhi aperti». Parole dure anche sul luogo: «La nostra stazione delle corriere è un luogo “demoniaco”, dove orde di ragazzini sviluppano comportamenti irrazionali». L’invito finale è a mettere al centro l’educazione e a non chiudere gli occhi davanti ai più giovani.
