Michele De Toni, commissario della Squadra mobile di Trieste nato a Tolmezzo, chiude oggi una carriera di oltre trent’anni: dalla mezzanotte del 1 giugno sarà ufficialmente in pensione.
Trasferito alla Mobile a metà anni Novanta, gli venne affidata la ricostruzione della IV sezione, incaricata dei reati contro il patrimonio. Da allora ha guidato numerose indagini di primo piano.
La prima fu quella sulla “banda del buco”, o “tute bianche”: il gruppo venne sgominato dopo una serie di rapine in banca tra Valmaura e via Caboto, dove i malviventi penetravano «passando da tunnel scavati nella notte».
Successivamente il commissario lavorò sul collegamento camorra-mafia a Trieste. Gli indagati furono arrestati in flagranza in una banca di Muggia dopo mesi di appostamenti. Un ex investigatore ha ricordato che l’inchiesta «portò a scoprire anche un traffico internazionale di sostanze stupefacenti e una stamperia di dollari falsi in Toscana su cui indagavano pure gli Stati Uniti d’America».
De Toni seguì poi le tracce della Mala del Brenta e condusse la lunga caccia al rapinatore sardo Luigi Carta, ricercato per colpi in banca a Trieste: l’uomo sparava all’interno degli istituti, si rifugiava armato nei boschi del Carso e dormiva in auto rubate, finché non fu catturato.
Tra i risultati più significativi figura la risoluzione dell’omicidio Carli: insieme alla III sezione, De Toni arrestò la quarantacinquenne Ljubica Kostic, poi condannata a 12 anni. Ha inoltre lavorato su truffe internazionali con finti notai, raggiri a danno di anziani compiuti da sinti piemontesi, furti in abitazione di bande georgiane e criminali balcanici che occultavano la refurtiva.
Con il suo pensionamento, la Questura di Trieste perde uno degli ultimi rappresentanti della “vecchia guardia” investigativa.
