Tolmezzo, sanità in crisi

ospedale Tolmezzo

Il consigliere regionale Massimo Mentil (Pd) denuncia la situazione critica dell’ospedale di Tolmezzo, sottolineando la mancanza di una programmazione efficace nella sanità locale. Mentre la politica regionale si concentra su altre priorità, il presidio ospedaliero dell’Alto Friuli vive momenti di difficoltà, come evidenziato anche dall’appello pubblico del direttore di Medicina interna, Paolo Agostinis. Mentil ribadisce che l’ospedale, cuore dei servizi di prossimità nei territori montani, sta vacillando e che è urgente una risposta concreta da parte delle istituzioni.

Secondo Mentil, la montagna ha più volte chiesto aiuto e ora serve una reazione rapida per garantire la piena efficienza del sistema salute e sociale. L’appello di Agostinis rappresenta un segnale forte che non può essere ignorato: è necessario ascoltare chi lavora sul territorio e mettere in campo soluzioni strutturali per evitare che la situazione peggiori ulteriormente.

L’appello del dottor Agostinis:

La riduzione dei posti letto avrà delle conseguenze immaginabili sul PS e sui pazienti che necessitano di un ricovero in ambito internistico.
La permanenza ad oltranza di pazienti in PS e in OBI (osservazione breve intensiva) ritarderà i processi diagnostici e terapeutici ed aumenterà il rischio clinico. I disagi per i pazienti che attenderranno sulle barelle perchè i posti di OBI sono esauriti saranno elevati così come sarà inaccettabile la logica del dimettere anticipatamente dalla medicina per accogliere dal PS in stato di sovraffollamento.
Molti infermieri e medici hanno lasciato il SSN dopo il COVID-19 che ci ha messi a dura prova. Alcuni infermieri, comprensibilmente, si sono ricongiunti alle loro famiglie e sono tornati al Sud. Rispetto al passato abbiamo perso attrattività nei confronti dei professionisti che venivano dall’Europa dell’est e che ora, rispetto all’Italia, preferiscono altre mete in cui la gratificazione economica è maggiore.
Alcuni neolaureati della regione hanno deciso di lavorare da subito nel settore privato o di migrare in altri paesi europei, senza neppure sperimentare un primo impiego nel servizio pubblico e nella terra che ha dato loro istruzione.
Eppure i malati non mancano, i bisogni di salute per una popolazione che è sempre più anziana aumentano, il territorio spesso non dà risposte ad anziani policomorbidi con un problema acuto sopraggiunto.
Non rimane altra scelta che attraversare la porta del PS, di fatto l’unica porta aperta 24 ore al giorno 7 giorni su 7, attraversata impropriamente anche da chi ha un bisogno sociale che non trova risposte sul territorio.
Questi ultimi casi, pazienti e non materia, vengono accolti in medicina, in attesa che la macchina socioassistenziale trovi una soluzione.
Per questa situazione di emergenza rappresentata dalla carenza di infermieri sono a chiedere la vostra disponibilità per coprire turni in medicina interna, consentirici di tenere aperti dei letti, evitare tutta una serie di ripercussioni e complicazioni che in ultimo andranno a ricadere sui pazienti e sulle loro famiglie.
Peraltro, questa crisi di personale si sta verificando nel periodo estivo, momento critico per elevato numero di accessi al PS e in medicina anche di turisti e vacanzieri, emigranti, nonché di pazienti anziani con malattie croniche che fuggono dalle città per cercare ristoro in montagna.
La medicina interna che dirigo è un buon reparto, vi lavorano degli ottimi professionisti, spesso dà risposte anche ad altri reparti del presidio come cardiologia, oncologia, nefrologia, medicina d’urgenza e terapia intensiva, dipartimento chirurgico, oppure ad altri ospedali. La riduzione dei posti letto molto al di sotto della soglia di sicurezza avrà inevitabilmente ricadute negative sull’intero ospedale, sui distretti e sulle relazioni umane tra i professionisti.
È frustrante e genera rabbia anche tra gli operatori non riuscire ad assicurare un posto letto ad un paziente.
Se viene meno questo principio viene meno la funzione stessa dell’ospedale.
È una richiesta di aiuto diretta agli infermieri del presidio ospedaliero di Tolmezzo e di altri presidi di ASUFC e agli infermieri con partita IVA per la difesa di un diritto fondamentale che è il diritto alla salute.

Dr. Paolo Agostinis
Direttore SOC Medicina Interna
Ospedale di Tolmezzo

One thought on “Tolmezzo, sanità in crisi

  1. Condivido l ‘ attenta analisi del dott.Agosinis..Per attrarre personale medico e infermieristico servono condizioni di lavoro più umane e stipendi più gratificanti.Inutile investire e ammodernare le strutture ,se poi non c’è il personale motivato per farle funzionare

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