«Il crimine non è ciò che fa paura, bensì quello che non vedi»; parole che oggi risuonano nel rinvio a giudizio di 53 persone accusate di aver organizzato un vasto traffico di cocaina guidato dalla ‘ndrangheta tra il Sudamerica e l’Italia.
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ricostruisce spedizioni di droga partite dal porto peruviano di Callao e dirette ai mercati europei, con basi operative in Germania e nel Friuli Venezia Giulia. Nel gruppo figurano ‘ndranghetisti residenti all’estero, latitanti e persino affiliati ormai deceduti.
Secondo le indagini, i carichi – soprannominati “caffè corretto coca” – dovevano raggiungere anche il territorio regionale, smentendo chi continua a negare la presenza delle mafie nel Nord-Est.
