Perizia di 90 giorni per chiarire la morte di Dorobantu

Con l’incarico al medico legale Carlo Moreschi è iniziato l’incidente probatorio sulla morte di Marius Adrian Dorobantu, il 59enne romeno deceduto il 29 maggio mentre cercava di proteggere la figlia dall’ex compagno, Fabrizio Barberini.

Il perito avrà 90 giorni, a partire dal 6 luglio, per analizzare atti e documenti e, se necessario, effettuare nuovi esami sul corpo della vittima. La richiesta è arrivata dalla difesa di Barberini, rappresentata dall’avvocato Giorgio Mazzucato.

La famiglia di Dorobantu chiede che venga esclusa l’ipotesi di un decesso naturale, mentre la difesa sottolinea che l’ampio mandato assegnato al perito evidenzi le incertezze dell’accusa.

L’avvocata della famiglia, Laura Presot, ha ricordato: «Non è stata ammessa una seconda autopsia» e che è stata disposta una relazione medico-legale sui primi esiti per individuare causa, momento esatto della morte e legame con l’azione contestata.

Secondo Mazzucato, l’ordinanza del gip che autorizza anche una nuova autopsia se ritenuta necessaria dimostra che «Si riparte sostanzialmente da zero». Oggi il legale chiederà al tribunale del Riesame di alleggerire la misura cautelare a carico del suo assistito.

Le ipotesi sull’origine del decesso sono cambiate più volte: dal presunto trauma cranico emerso in un primo momento, alla possibile sindrome asfittica, fino a un eventuale malore cardiaco. Proprio questa successione di scenari ha portato all’attuale approfondimento tecnico.

Intanto la famiglia attende ancora di celebrare i funerali: la madre di Dorobantu, anziana e residente in Romania, è in attesa di poter dare l’ultimo saluto al figlio.