Pietro Gugliotta, 65 anni, ex agente di polizia coinvolto nei crimini della banda della Uno Bianca, si è impiccato lo scorso gennaio nella sua abitazione di Colle d’Arba, in provincia di Pordenone. La notizia emerge solo ora.
Arrestato il 25 novembre 1994 mentre era in servizio alla centrale operativa della questura di Bologna, Gugliotta era stato condannato a vent’anni per alcune rapine nel Riminese e per il supporto logistico ai fratelli Savi, senza imputazioni di omicidio. Dopo quattordici anni di detenzione nel carcere della Dozza, era tornato libero nel luglio 2008.
In Friuli aveva ricostruito la propria vita: viveva con la seconda moglie e lavorava in una cooperativa di reinserimento per ex detenuti fino al pensionamento ottenuto un anno fa. Secondo quanto ricostruito, non avrebbe lasciato alcun messaggio d’addio né manifestato segnali di disagio; la Polizia Scientifica è intervenuta nell’abitazione per i rilievi.
Gugliotta era al corrente dell’inchiesta riaperta nel 2023 dalla Procura di Bologna sui 24 omicidi e oltre 100 feriti attribuiti alla Uno Bianca e aveva accennato alla possibilità di essere ascoltato, ma non aveva ricevuto convocazioni ufficiali. Gli accertamenti effettuati dopo la morte non hanno evidenziato collegamenti fra il gesto e quell’indagine.
L’uscita della notizia coincide con la recente intervista televisiva rilasciata da Roberto Savi a «Belve Crime», nella quale il principale esponente della banda ha riferito che il gruppo avrebbe agito anche per conto di servizi segreti e che la rapina all’armeria di via Volturno a Bologna mirava a uccidere l’ex carabiniere Pietro Capolungo.
