Una ricerca dell’Università di Udine ha coinvolto 145 scuole dell’infanzia e primarie del Friuli Venezia Giulia, fotografando la diffusione dell’educazione all’aperto che verrà presentata l’11 dicembre.
L’approccio è più radicato nelle scuole dell’infanzia e nei piccoli centri, dove la prossimità a spazi naturali e la collaborazione fra insegnanti, famiglie e associazioni ne facilita l’organizzazione.
La frequenza variabile va da uscite settimanali a iniziative sporadiche; il giardino scolastico resta lo spazio più usato ma spesso si integrano boschi, prati e contesti urbani, combinati per percorsi didattici diversificati.
Nella progettazione di plesso solo il 6,9% considera l’outdoor education strategia principale, il 29,7% la affianca ad altri metodi, il 32,4% la pratica senza darle priorità e il 31% non la inserisce formalmente.
Tra le criticità emergono strutture organizzative rigide, pregiudizi culturali e scarsa formazione dei docenti, ostacoli che possono essere superati con il supporto dei dirigenti e la fiducia delle famiglie.
L’esplorazione di ambienti naturali e urbani rafforza il senso di appartenenza e promuove una cittadinanza consapevole. Secondo i ricercatori, fra aula e natura esistono molte possibilità educative: l’esterno si trasforma in un vero ambiente di apprendimento, flessibile e inclusivo.
