Durante un confronto a Udine il 12 gennaio con la consigliera d’opposizione Manuela Celotti, l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha precisato che nel 2024 la quota destinata al privato accreditato è pari al 3,82% del fondo sanitario regionale, contro il 3,65% del 2019; la media nazionale supera invece il 9%. Per l’esponente della Giunta, questi numeri smentiscono l’idea di una corsa alla privatizzazione in Friuli Venezia Giulia.
Riccardi ha difeso il ruolo del settore pubblico, affermando: «Guai a pensare che il sistema pubblico ceda le leve dei criteri, delle condizioni del controllo del governo di quello che è il caposaldo definito dall’articolo 32 della Costituzione». Allo stesso tempo ha riconosciuto «sacche di inefficienza» e una minore flessibilità gestionale, ritenendo il privato «strutturalmente più competitivo» senza che ciò comporti la perdita del governo pubblico.
L’assessore ha ricordato che la Costituzione impone di garantire cure universali, senza specificare le modalità, e ha suggerito un modello sussidiario dove il pubblico stabilisce le regole e il privato può contribuire nell’interesse collettivo. Ha inoltre richiamato la necessità di riordinare la rete ospedaliera puntando su appropriatezza e sicurezza delle cure, in un contesto segnato dalla carenza di personale.
Sul personale sanitario, Riccardi ha rivendicato interventi retributivi «che nessun’altra regione italiana può vantare» e ha chiarito che gli 11 milioni di euro citati per le esternalizzazioni coprono due anni: rappresentano lo 0,2% del fondo sanitario regionale e lo 0,4% del costo delle retribuzioni dei medici, di cui 10 milioni destinati ai gettonisti per evitare la chiusura di alcuni ospedali.
Infine ha annunciato che la Conferenza delle Regioni si appresta a chiedere al Governo, nella conversione del decreto Milleproroghe, una norma che consenta alle aziende sanitarie di assumere medici di medicina generale in quiescenza.
