Pieve di Santa Maddalena, servono 250 mila euro per riaprire la chiesa di Invillino

La comunità chiede di poter tornare ad accedere alla pieve di Santa Maria Maddalena di Invillino, chiusa da circa due anni a causa delle gravi condizioni del tetto. Le infiltrazioni d’acqua hanno danneggiato gli intonaci interni e compromesso alcune parti della struttura.

Per l’intervento di messa in sicurezza e recupero servono circa 250 mila euro. La chiesa, che sorge sul Colle Santino, è una delle dieci antiche pievi matrici della Carnia, considerate tra le “madri della fede” del territorio.

L’edificio attuale, di impianto romanico a tre navate, risale al 1431. Al suo interno conserva un importante valore storico e devozionale, legato anche al polittico ligneo di Domenico da Tolmezzo, il cui originale del 1448 si trova al Museo Diocesano d’Arte Sacra di Udine.

Nel 2024 erano intervenuti i vigili del fuoco dopo il cedimento dell’appoggio di una capriata dell’abside, causato dalle infiltrazioni. Per motivi di sicurezza il sindaco di Villa Santina, Domenico Giatti, aveva disposto il divieto di accesso alla pieve.

Il primo cittadino e il parroco, don Giampietro Fossà, stanno cercando da tempo una soluzione, coinvolgendo Regione e Curia. La Regione potrebbe concedere un contributo, ma la destinazione delle risorse agli edifici di culto passa dalla Curia.

Intanto fedeli, pellegrini e visitatori continuano a chiedere la riapertura, anche in vista della ricorrenza di Santa Maria Maddalena, il 22 luglio. Ogni intervento dovrà comunque ottenere il via libera della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia.