“Le Case della Comunità, nel piano della riforma sanitaria, dovrebbero servire a chiudere quel vuoto tra ‘dimesso’ e ‘seguìto’, tra ‘ho un bisogno’ e ‘so dove andare’.”
A dirlo è la consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) dopo l’incontro organizzato a Udine dal Coordinamento Salute FVG e dal Coordinamento udinese per la salute.
Pellegrino ritiene che queste strutture debbano accogliere, orientare e prendere in carico i cittadini, mettendo ordine nei percorsi di cura invece di aggiungere semplicemente nuovi servizi.
In Friuli Venezia Giulia, però, solo sei delle 32 Case della Comunità previste risultano operative; per la consigliera si sta confondendo l’avanzamento amministrativo con la reale funzionalità.
La politica ha chiesto quando gli spazi saranno davvero attivi, con quali orari, quali servizi e quali professionisti, sottolineando che il nodo centrale è il personale impiegato.
Ha inoltre sollevato dubbi sui metodi di reclutamento: nuove assunzioni pubbliche, concorsi, mobilità interna, esternalizzazioni o cooperative, e si è interrogata se il progetto rinforzerà l’assistenza territoriale o sottrarrà risorse a presìdi già in difficoltà.
Pellegrino paventa il rischio che il personale venga spostato da servizi domiciliari, di continuità e di prossimità, lasciando scoperte altre aree.
“Se non ci riusciremo, avremo costruito sedi e lasciato intatta la domanda che torna sempre, la sera, davanti a un bisogno reale e di fronte a persone in carne e ossa.”
