Otto imprese su dieci del terziario Fvg temono la crisi mediorientale

Il nuovo Osservatorio Confcommercio Friuli Venezia Giulia, realizzato da Format Research su 1.536 imprese di commercio, turismo e servizi, fotografa un primo trimestre 2026 segnato da incertezze internazionali ma da una tenuta superiore alla media nazionale.

Secondo il direttore scientifico Pierluigi Ascani, «sono soprattutto il protrarsi delle tensioni geopolitiche, l’aumento dei prezzi praticati dai fornitori e i primi segnali di crescita del costo del credito» a pesare sul clima economico regionale.

Il grado di fiducia nell’economia italiana cala rispetto a fine 2025, pur restando sopra il dato Paese, e le attese per il secondo trimestre indicano un modesto recupero. La fiducia nella propria azienda rimane stabile, con aspettative in aumento di due punti per l’estate.

Il turismo continua a sostenere il comparto, mentre l’indicatore dei ricavi scende leggermente ma si conferma oltre la media nazionale; la previsione per il trimestre successivo è di moderata crescita. L’occupazione passa da 51 a 49, allineandosi al valore italiano, e la pressione dei costi aumenta: l’indice sui prezzi dei fornitori scende da 34 a 28.

Si riduce la quota di aziende che chiedono credito e calano anche le concessioni. Il 49,7% delle imprese ha domandato liquidità di cassa, il 36% finanziamenti per investimenti, in un contesto di tassi ancora elevati.

L’81,6% delle imprese teme effetti negativi della crisi in Medio Oriente nel 2026-2027; per quasi un’impresa su quattro l’impatto sarà «fortemente negativo». Le principali preoccupazioni riguardano il calo dei consumi (52,6%), la riduzione della marginalità (34,2%) e un persistente clima di incertezza (33,8%).

Le tensioni internazionali spingono il 46% delle aziende a rinviare gli investimenti programmati e un ulteriore 21% a ridurli, mentre l’84,2% prevede di mantenere invariato l’organico.

I presidenti regionali Gianluca Madriz, Fabio Pillon, Antonio Paoletti e Giovanni Da Pozzo evidenziano la resilienza del sistema economico e ribadiscono la necessità di politiche capaci di rafforzare fiducia, consumi e competitività.