Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato all’unanimità il ddl 72, che consente ai medici di medicina generale già in pensione di tornare in servizio per tutto il 2026 con incarichi di lavoro autonomo affidati dalle aziende sanitarie. Il provvedimento mira a colmare la carenza di professionisti e si coordina con un emendamento del Governo destinato a ridurre l’impatto fiscale e previdenziale per i medici coinvolti.
Durante un lungo dibattito, le Opposizioni hanno sostenuto la norma ma ne hanno evidenziato la natura emergenziale e i limiti strutturali. Serena Pellegrino ha ricordato che «Con questo intervento – ha osservato – si risponde a un’urgenza, ma mancano dati certi su quanti pensionati aderiranno davvero». Critiche simili sono arrivate da Furio Honsell, Rosaria Capozzi e Massimo Moretuzzo, mentre diversi esponenti del Partito democratico hanno lamentato ritardi e incertezze nelle politiche sanitarie, con particolare preoccupazione per le aree montane dove operano pochissimi medici.
La Maggioranza ha respinto l’ipotesi di divisioni interne, rivendicando la rapidità dell’iniziativa e la qualità dei servizi regionali. Maddalena Spagnolo ha parlato di risposta tempestiva, Michele Lobianco ha invitato a concentrarsi sugli obiettivi pratici e Claudio Giacomelli ha sottolineato la compattezza finale del voto.
L’assessore alla Salute Riccardo Riccardi ha concluso ricordando che la priorità resta la mancanza di medici: secondo lui, scegliere ora soluzioni immediate è più difficile che rinviare i problemi. Ha inoltre difeso il Piano oncologico regionale, che prevede la concentrazione delle attività più complesse negli hub e il mantenimento di quelle più frequenti nelle sedi periferiche.
