Un team internazionale ha stabilito che il deposito di ghiaccio nella grotta del Monte Leupa, nel massiccio del Canin, si è formato fra la metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, cioè al termine della Piccola Età Glaciale.
Per arrivare a questo risultato è stata utilizzata per la prima volta su un ghiaccio di grotta la tecnica di datazione con argon-39 basata sull’Argon Trap Trace Analysis, messa a punto all’Università di Heidelberg. I dati sono stati verificati con analisi di pollini, datazione Uranio-Torio di calcite criogenica e radiocarbonio della frazione organica insolubile, fornendo una cronologia coerente.
I ricercatori collegano la formazione del ghiaccio alla parziale fusione del permafrost che, al termine della fase più fredda, ha riaperto la circolazione dell’acqua nelle fratture calcaree, permettendo lo stillicidio e la successiva congelazione dentro la cavità carsica.
Il deposito sta però scomparendo rapidamente per effetto del riscaldamento climatico, con la perdita di un archivio ambientale unico e possibili conseguenze sulla circolazione idrica sotterranea.
«L’area del Canin, riserva MAB Unesco del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, e le Alpi Giulie in genere, si confermano un prezioso laboratorio ambientale per lo studio degli effetti delle variazioni climatiche antiche e recenti sulla criosfera», afferma Renato R. Colucci, primo ricercatore del CNR e docente all’Università di Trieste. «Guidare un gruppo di ricerca internazionale così autorevole è stato un onore ed un onere particolarmente significativo e remunerativo in termini scientifici».
Werner Aeschbach dell’Institute of Environmental Physics di Heidelberg aggiunge: «Per la prima volta al mondo abbiamo potuto testare il nostro metodo innovativo di datazione con argon-39 su un deposito di ghiaccio sotterraneo»; i risultati sono considerati promettenti per altri archivi naturali.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Glaciology, rientra nel progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, sostenuto da Società Alpina delle Giulie-CAI Trieste, CNR, Austrian Science Fundation, German Science Foundation e Società Meteorologica Alpino-Adriatica, con il coinvolgimento di università e istituti di ricerca di Italia, Germania, Svizzera e Austria.
