Nel 2026 ricorrono i 180 anni dalla nascita e i 100 anni dalla morte di Ella Adaïewsky (1846-1926), figura oggi sempre più centrale per comprendere le radici dell’etnomusicologia. Pianista, compositrice e studiosa nata a San Pietroburgo, Adaïewsky – pseudonimo di Sophia Christine Gertrud Elisabeth von Schultz – riuscì in un’impresa che ancora sorprende: portare l’attenzione della grande cultura europea sui canti di tradizione del Friuli, con ricerche sul campo che anticiparono di decenni i metodi poi resi celebri da Béla Bartók.
Pianista alla corte dello zar Alessandro II e inserita in una rete internazionale di musicisti e intellettuali (tra cui Rossini, Brahms, Čajkovskij e Liszt), Adaïewsky definì con notevole anticipo una “scienza musicale-etnologica”, fondata sull’ascolto diretto, sull’osservazione e sulla raccolta sistematica dei materiali musicali nelle comunità.
Dalla Russia al Friuli: estati a Tarcento e studi tra Resia e Natisone
Il legame con il nostro territorio nasce dopo il trasferimento a Venezia, nel 1882, insieme alla sorella Pauline (pittrice). Da lì Adaïewsky trascorse più estati in Friuli, a Tarcento, ospite di Luigi Armellini nel “Palazzat” (già Villa Frangipane), frequentando anche ambienti culturali come Villa Aganoor. Erano luoghi d’incontro vivacissimi, dove si ritrovavano personalità del calibro di Arturo Malignani, Giovanni e Olinto Marinelli, Pier Silverio Leicht e altri studiosi e intellettuali.
In quegli anni maturarono anche collaborazioni decisive, come quella con lo slavista Baudouin de Courtenay, legato ad Adaïewsky nelle ricerche condotte in Val Resia e nelle Valli del Natisone, territori in cui la studiosa si immerse per comprendere repertori, pratiche e contesti sociali della musica tradizionale.
La riscoperta: nasce un festival diffuso dedicato ad Adaïewsky
A riportare Adaïewsky al centro dell’attenzione, sottraendola a un lungo e ingiusto oblio, è stata l’Associazione musicale “Sergio Gaggia” di Cividale, guidata dal pianista e docente del Conservatorio “Tomadini” di Udine Andrea Rucli.
È in programma un festival diffuso a partire dal 5 marzo, inserito nel progetto triennale “Musica e territorio”, con una rete di collaborazioni che coinvolge Comune di Resia, Fondazione Levi di Venezia, Conservatorio Steffani di Castelfranco Veneto, Fondazione Bon, la Mozartina di Paularo e Università di Torino: ognuno ospiterà una giornata tra studi e musica. Per informazioni: www.sergiogaggia.com
Il manoscritto “Un voyage à Résia” e una pagina di storia da riscrivere
Secondo quanto ricostruito dai promotori della riscoperta, tutto è iniziato da ricerche su musiche legate al territorio friulano, fino a imbattersi in materiali che hanno orientato verso ulteriori approfondimenti. Da qui la scoperta del manoscritto “Un voyage à Résia”, considerato un documento capace di rimettere in discussione la storia dell’etnomusicologia per l’anticipo metodologico e l’approccio sul campo.
Il testo, giunto a Quirino Principe attraverso i discendenti della famiglia, è stato pubblicato in edizione critica con originale a fronte e traduzione in italiano e inglese, contribuendo a riaprire il dossier su una studiosa rimasta per troppo tempo ai margini.
Pregiudizi di genere e oblio: perché Adaïewsky è stata dimenticata
La vicenda di Adaïewsky racconta anche un capitolo amaro: il pregiudizio verso le donne nella musica e nell’accademia tra Otto e primo Novecento. In vita, il suo ruolo di compositrice e ricercatrice venne spesso minimizzato o ridicolizzato; dopo la morte, la memoria della sua opera fu ulteriormente indebolita da dinamiche culturali che privilegiarono altri studiosi, nonostante – sottolineano i ricercatori – Adaïewsky avesse anticipato di circa vent’anni metodi poi attribuiti ad altri.
Perché è attuale oggi
La “madre” dell’etnomusicologia appare oggi come una figura modernissima: curiosa, rigorosa e capace di unire racconto personale e metodo scientifico. Non si limitò al Friuli: i suoi interessi toccarono anche repertori tartari, greci e celtici, muovendosi tra tradizione orale e musica colta. Anche come compositrice lasciò pagine rilevanti, tra cui vengono ricordati la Sonata greca e i 24 preludi.
La ricorrenza del 2026 e le iniziative in partenza rappresentano dunque un’occasione doppia: restituire spazio a una grande protagonista della musica europea e, insieme, valorizzare il patrimonio culturale delle nostre valli, che Adaïewsky fu tra le prime a riconoscere come straordinario.
