Nel 2024 gli Stati Uniti si sono confermati secondo mercato della provincia di Udine con vendite per 635 milioni di euro, +8% sul 2023 e pari al 9% dell’export totale. Trainano i macchinari (328,4 mln, +11%), che da soli coprono oltre la metà del giro d’affari oltreoceano, seguiti da mobili (67,4 mln, +11,2%) e prodotti in metallo (50,3 mln, -39,2%).
Brillano le apparecchiature elettriche (42,9 mln, +105%) mentre metallurgia (34,2 mln, -19,3%) e alimentari (14,1 mln, -3,5%) rallentano. Bevande in crescita del 10,2% (18,7 mln), confermando la forte proiezione verso il mercato statunitense.
Lo scenario rischia però di cambiare dal 1° agosto 2025: Washington sostituirà l’attuale dazio del 10% con un’unica aliquota del 30% su numerose categorie, in aggiunta ai già vigenti 50% su acciaio e alluminio e 25% sull’automotive. Le aziende friulane temono un brusco calo di competitività, aggravato dalla svalutazione del dollaro (-13% da gennaio).
Il presidente di Confindustria Udine, Lugino Pozzo, avverte: molti macchinari sono costruiti su commessa e l’aumento dei costi colpirà anche i clienti statunitensi. «Serve un accordo tra UE e USA per evitare un freno alla reindustrializzazione e garantire filiere condivise», conclude.
