A quota 1.800 metri, l’Altopiano di Razzo separa Veneto e Friuli con una linea che non compare sulle carte, ma si sente nel vento e nelle storie di guerra che hanno scavato trincee fra i Brentoni e la Val Pesarina. Vi si arriva da Laggio in una ventina di minuti lungo la pista sterrata.
Negli anni Cinquanta Celeste da Ronch trasformò una casera incendiata dai tedeschi nel 1944 in un rifugio dedicato a un tenente caduto. Poi arrivarono lo skilift del 1968 e i pic-nic di massa fino agli Ottanta, finché la frana del 1981 chiuse uno degli accessi. La Magnifica Regola di Vigo riprese allora il controllo dei pascoli e preferì l’alpeggio agli alberghi.
Storia che segna il paesaggio: dai resti del Vallo Alpino Littorio (1939-42) alle postazioni della Grande Guerra, il territorio conserva gallerie e bunker che sprofondano tra prati dove oggi pascolano mucche e capre. La Regola gestisce malghe e legname, produce formaggi a chilometro zero e serve frico, zuppa montanara, gnocchi di ricotta o gulash nella stagione d’apertura, da giugno a settembre.
L’estate porta bestiame e l’incognita dell’orso che in passato attaccò le greggi; d’inverno lo stesso altopiano diventa pista naturale per sci di fondo e ciaspole. La sopravvivenza dell’alpeggio tutela reddito, boschi e identità delle borgate di Vigo di Cadore.
Un futuro conservato: progetti recenti di bike park o nuovi impianti sciistici sono rimasti sulla carta. La presenza di un ghiacciaio roccioso sotto il Col Marende e di geositi come i Campanili del Lander ha spinto alla scelta di preservare: un confine invisibile che continua a difendere pascoli, sentieri per MTB e cavalli, e una storia più forte di ogni boom turistico.
