Quasi duemila agricoltori, arrivati anche con una ventina di pullman, hanno riempito il padiglione 6 della Fiera di Udine per l’assemblea regionale di Coldiretti. Presenti studenti degli istituti agrari e, fra gli ospiti, il presidente nazionale Ettore Prandini.
Il presidente di Coldiretti Fvg Martin Figelj ha ricordato che, grazie al confronto con il governo, il nuovo Pac 2025-27 porterà 10 miliardi di euro aggiuntivi all’Italia, pari a 140 milioni per il Friuli Venezia Giulia, pur segnalando ritardi causati dalla burocrazia.
Il punto critico indicato dall’organizzazione resta la normativa doganale europea, che permette di attribuire l’origine a un prodotto nel Paese dell’ultima trasformazione sostanziale. Coldiretti cita casi di grano ucraino, cosce di suino estere e cagliate da latte francese o tedesco che, dopo la lavorazione in Italia, ottengono l’etichetta made in Italy. Figelj ha spiegato che l’associazione non è contraria al libero scambio ma chiede più trasparenza, ribadendo le sue parole: «Non siamo contro il libero scambio, anzi, crediamo che poter esportare i nostri prodotti sia un punto di forza, ma serve trasparenza nei confronti dei consumatori».
Per introdurre l’obbligo di indicare l’origine su tutti gli alimenti venduti nell’Ue, Coldiretti ha raccolto un milione di firme, il sostegno di circa 2.000 comuni italiani e di 12 Paesi membri; la richiesta è stata inoltrata al Commissario europeo alla Salute Olivér Várhelyi. In Friuli Venezia Giulia l’organizzazione ha scritto alla Regione e ai sindaci per sollecitare ulteriori azioni politiche.
Sul fronte dei costi, l’associazione calcola che la crisi in Medio Oriente abbia incrementato di 250 euro per ettaro le spese aziendali. Il governo ha attivato crediti d’imposta con riduzioni del 20 % sul carburante agricolo e del 30 % su concimi e fertilizzanti. Coldiretti chiede inoltre di sospendere il meccanismo Cbam sui fertilizzanti, valorizzare il digestato e varare misure straordinarie a livello europeo.
