Medici di famiglia, Fvg verso una legge regionale per sbloccare l’accordo integrativo

Una legge regionale per chiudere una trattativa ferma da oltre due anni: è l’opzione su cui sta lavorando l’assessore alla Salute del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, per sbloccare l’Accordo integrativo con i medici di medicina generale e arrivare finalmente alla firma.

Due i nodi principali: il limite nazionale delle 38 ore settimanali per i medici di famiglia, che rende complicata l’organizzazione di ore aggiuntive nelle Case della comunità, e la riduzione dei carichi assistenziali per le dottoresse che diventano madri, oggi vincolate da massimali fissati a livello nazionale.

Il confronto tra Regione e sindacati era ripartito l’8 agosto a Udine con “convergenze importanti”, ma il successivo rimpallo di bozze ha riacceso le tensioni. «La delegazione pubblica ci ha inviato una nuova proposta che rimette in discussione quanto definito a inizio agosto. Siamo di nuovo allo stallo», denuncia Matteo Picerna (Snami), assicurando una totale convergenza sindacale con Fimmg, Smi, Fmt e Cisl.

Riccardi respinge l’idea di paralisi: «Non parlerei di stallo, ma della necessità di strumenti giuridici che rendano sostenibili soluzioni già condivise sul piano economico e organizzativo». L’assessore sottolinea il margine di manovra limitato tra Accordo collettivo nazionale e applicazione del dm 77 sulla sanità territoriale, con la riforma del rapporto tra sanità pubblica e medicina generale alle porte. «Le coperture economiche ci sono – ribadisce –. Il problema è evitare intese che possano essere dichiarate nulle o impugnate se in contrasto con il nazionale».

Da qui la possibile via d’uscita legislativa: una norma del Consiglio regionale per regolamentare sia le ore aggiuntive dei medici nelle Case della comunità sia la riduzione dei massimali per le mediche neomamme. «Cercheremo di lavorare per legge regionale. Confido di trovare una soluzione, come già successo in passato con la maggiore disponibilità oraria di medici e infermieri nei Pronto soccorso», afferma Riccardi. Priorità dichiarate: coinvolgimento dei medici nelle Cdc e tutela delle giovani professioniste.

Sul fronte sindacale, però, il malumore resta. «Avevamo intese ad agosto su cui la Regione si era impegnata a verifiche di fattibilità, ad esempio sulle riduzioni di massimale per le donne in gravidanza o con figli piccoli. Invece la nuova bozza ha rimesso in discussione tutto», osserva Picerna. Criticata anche la comunicazione sui 60 euro all’ora nelle Case della comunità: «È passato il messaggio che quella sarebbe la remunerazione per tutte le ore svolte lì. In realtà si tratterebbe solo di ore aggiuntive, se e quando richieste dall’azienda: nulla di automatico».

Il rischio, avvertono i sindacati, è una trattativa infinita se si riaprono continuamente capitoli già concordati. Il negoziato resta appeso a un equilibrio fragile: da un lato la spinta a chiudere per rendere operative le Case della comunità e migliorare la presa in carico dei pazienti; dall’altro una cornice nazionale che lascia poco spazio all’autonomia regionale. La partita è ancora aperta.

In breve

  • La Regione valuta una legge regionale per sbloccare l’Accordo integrativo con i medici di famiglia, fermo da oltre due anni.
  • Nodi principali: limite nazionale delle 38 ore e alleggerimento dei massimali per le mediche neomamme.
  • Possibile norma per ore aggiuntive nelle Case della comunità e tutela delle giovani professioniste; i sindacati chiedono di ripartire dalle intese di agosto e precisano che i 60 €/h valgono solo per ore extra.