Paola Treppo, giornalista, scrittrice e fotografa, firma “Le Madonne vestite del Friuli. Devozione popolare dalla Carnia a Lignano” (Chiandetti Editore; 101 pag; 15 euro), frutto di ricerche d’archivio e di un viaggio nella provincia di Udine. L’autrice ha censito edicole votive, collezioni private, chiese, diocesi, cappelle e ancone, fotografando e descrivendo le statue di Madonne e Bambini: oltre 300 effigi raccolte in un catalogo che supera quello dell’Erpac Fvg, destinato ad ampliarsi. Tra gli esempi: a Bulfons (Tarcento) la devozione a Maria Bambina; a Paluzza, nella chiesa di San Daniele profeta, una rara Madonna Nera di Altoetting, amata nella Mitteleuropa e in Carnia. Non sono mancati furti per il valore di alcune opere.
Nei secoli passati, con la stampa poco diffusa fuori città, statue e dipinti furono una delle principali iconografie del sacro; gli artigiani spesso si ispiravano ai familiari. La Chiesa vigilava su abiti e colori (Concilio di Trento) e, sotto Pio X, ne vietò uso e venerazione: molte statue furono occultate o distrutte. A custodirle erano soprattutto le donne, che cucivano e ricamavano gli abiti. Un legame con la comunità che non si è interrotto.