“Vento fine”, la Carnia silenziosa nel romanzo di Silva Ganzitti

Silva Ganzitti firma “Vento fine“, romanzo di 296 pagine pubblicato da Mursia (17 euro), che riporta l’attenzione sulla Carnia e sul paese di Sauris, territorio aspro e poetico dell’alto Friuli.

Nella narrazione il silenzio delle montagne domina le vite di chi vi abita: relazioni ridotte all’essenziale, discrezione che spesso appare ruvidità.

Il racconto si apre nel 1943, quando 279 prigionieri neozelandesi e maori vengono condotti a Sauris per costruire la diga sul torrente Lumiei. Fra loro c’è Dwight, biondo e taciturno, che si innamora di Ida, contadina fiera e bella. La loro passione, vissuta di notte durante gli scontri fra partigiani e nazisti, è ostacolata dalle lingue diverse: parlano i corpi, non le parole.

Dopo la fuga, Dwight rientra in Nuova Zelanda ma capisce che il suo posto è in Carnia. Torna nel 1965 per ritrovare Ida e ciò che hanno condiviso, scoprendo però una realtà diversa da quella immaginata.

«La Carnia è una miniatura di una parte della Nuova Zelanda del Nord, ha lo stesso paesaggio, anche se in dimensioni molto più piccole», osserva l’autrice, che ricorda come la costruzione della diga abbia sommerso un borgo: «Quella dei saurani è una memoria annegata. Con questo libro riemerge il vecchio borgo riportando alla luce anche detriti di un passato».