La sera del 6 maggio 1976, alle 21:00, un terremoto di magnitudo ML 6.4 diede il via a una delle sequenze sismiche più devastanti del secondo dopoguerra in Italia.
Per ricordare quell’evento, INGV e OGS hanno realizzato una mappa interattiva che riunisce la registrazione audio della prima scossa, dati scientifici, immagini dei danni, tour fotografici geolocalizzati, testimonianze e reportage dell’epoca.
Il progetto dedica spazio anche al ruolo dei media, che dopo le prime ore di confusione affiancarono gli scienziati sperimentando una forma pionieristica di data journalism a servizio dei cittadini. Il racconto prosegue con il “Metodo Zamberletti” e il “Modello Friuli”, grazie ai quali i paesi vennero ricostruiti «dove erano e come erano».
Poesie in dialetto friulano e leggende locali, come quella dell’Orcolat, chiudono il percorso narrativo.
«Questa iniziativa non è solo un omaggio al passato, ma un investimento culturale per il futuro», dichiara Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’INGV. «La sequenza del Friuli, con 1200 terremoti registrati nel primo anno, rappresenta uno spartiacque per la sismologia e la protezione civile in Italia. Quegli eventi contribuirono a far emergere la necessità di pianificare gli interventi e di sviluppare una rete per il monitoraggio. La Rete Sismica Nazionale che oggi gestisce l’INGV è figlia di tale percorso di crescita, avviato in quegli anni grazie alle intuizioni del commissario Zamberletti».
L’OGS, allora Osservatorio Geofisico Sperimentale di Trieste, ebbe un ruolo chiave nella localizzazione degli eventi principali della sequenza.
