Alle 21.12 del 6 maggio 1976 la scossa che devastò il Friuli interruppe luce e telefoni. Tre minuti dopo, dalla sua casa crollata a Buja, Italo Candusso (I3CQX il suo nominativo) fece partire il primo allarme via Vhf: «La casa di fronte è crollata ma non riesco a vedere fino in fondo. Deve essere terribile qua».
In pochi minuti decine di radioamatori friulani – fra cui Tullio YU3UET da Pirano, Giovanni Cominotto I3COP da Portogruaro e Giorgio Sattolo I3SAX da Pagnacco – trasformarono le loro frequenze in una rete d’emergenza. Nel buio totale i loro messaggi furono l’unico canale informativo disponibile.
Il coordinamento nazionale fu affidato ad Attilio Sacco I1BAY, affiancato da Antonio Boemo I3BLQ a livello regionale e da Giorgio Sattolo per la provincia di Udine. A Majano i Carabinieri chiesero via radio ambulanze e una ruspa per liberare bambini intrappolati; a Osoppo Piero Fantoni I3AOS segnalò il crollo completo dello stabilimento di famiglia.
Prive di Protezione civile, le operazioni si appoggiarono al Corpo emergenza radioamatori dell’ARI. Venne allestita una stazione nella Prefettura di Udine, visitata nei giorni seguenti dal ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Ripetitori come R6, R5 sul Matajur e il ponte mobile R9 a Gemona garantirono i collegamenti tra squadre di soccorso, centri sanitari, Vigili del Fuoco, tendopoli e depositi di materiale.
Dal 10 al 17 maggio, autorizzati dal ministero, i radioamatori sostituirono anche il servizio telegrafico: 75 operatori trasmisero circa 1.500 telegrammi da una stazione in onde corte installata all’ufficio postale di Pontebba.
In totale operarono oltre 200 radioamatori provenienti soprattutto dal Friuli Venezia Giulia ma anche dal resto d’Italia, garantendo centinaia di comunicazioni cruciali nei primi giorni dell’emergenza.
