L’11 dicembre si celebra la Giornata Internazionale della Montagna, occasione per ricordare il ruolo di questi ecosistemi che coprono il 27% della Terra, garantiscono acqua dolce, energia rinnovabile e sostentamento a oltre un miliardo di persone.
Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (Snpa) monitora costantemente le dinamiche climatiche alpine per fornire dati utili a piani di adattamento e mitigazione.
L’inverno 2024-2025 è stato tra i meno nevosi degli ultimi decenni: in Piemonte il deficit ha raggiunto il 20-40%, in Valle d’Aosta le precipitazioni sono calate fino al 40% con divari fra settori orientali e occidentali; in Lombardia l’innevamento è partito in ritardo e sotto i 1 800-2 000 m il manto è durato poco; in Veneto mancano quasi 2 m di neve a 2 200 m di quota rispetto alla media, con effetti immediati sulle riserve idriche.
La scarsità di neve ha favorito instabilità del manto: si contano 11 incidenti valanghivi in Piemonte (3 vittime), 12 in Valle d’Aosta (1 vittima), 8 in Veneto (2 vittime) e casi più contenuti, ma comunque critici, in Lombardia. La maggior parte degli episodi è correlata a strati deboli sviluppatisi a inizio stagione.
Anche nel 2024-2025 prosegue il ritiro dei ghiacciai alpini. Le perdite sono più marcate per gli apparati di piccole dimensioni, mentre quelli più estesi mostrano contrazioni minori ma costanti: in Piemonte la superficie glaciale è calata di altri 15 ettari; in Lombardia gli spessori si sono ridotti di circa 2 m a 3 000 m di quota; nei sei ghiacciai guida del Veneto la superficie è oggi inferiore del 55% rispetto al 1980.
Neve ridotta, valanghe frequenti e ghiacciai in regressione delineano un quadro di fragilità crescente che rende urgente rafforzare strategie di gestione della risorsa idrica, prevenzione del rischio e tutela degli ecosistemi montani.
