Il piano siccità, sospeso da pochi giorni, potrebbe essere riattivato se le precipitazioni previste non saranno sufficienti. In Friuli Venezia Giulia le falde del Tagliamento e degli altri fiumi si stanno abbassando: rispetto alla media degli ultimi quattro anni, le precipitazioni si sono dimezzate. Ad aprile il calo ha raggiunto il 70 per cento rispetto alla media dello stesso periodo.
L’area di Udine è la più colpita. Nel Pordenonese e nell’Isontino, grazie ai bacini di accumulo, è stato invece evitato lo stop all’irrigazione dei campi. Armando Di Nardo, direttore del Consorzio di bonifica pianura friulana, segnala un forte calo della portata alla presa di Ospedaletto rispetto al 2025 e avverte che potrebbero essere chiusi comprensori già strutturati per l’irrigazione.
Il piano prevede, in fasi successive, l’interruzione del canale di Trivignano, la sospensione dell’irrigazione per orti e giardini, la riduzione della portata della roggia Cividina, il blocco dell’irrigazione straordinaria, la chiusura del canale di Passons e, nell’ultima fase, lo spegnimento degli impianti.
Per ridurre i consumi e fronteggiare la siccità sono previsti bacini di accumulo, impianti ad aspersione o a goccia, interventi sulle reti irrigue e telecontrollo. Il Consorzio pianura friulana sta inoltre realizzando lavori finanziati dal Pnrr per 21 milioni di euro e un programma da 80 milioni finanziato dalla Regione per l’ammodernamento degli impianti a pressione.
Nell’Isontino sono attivi cinque laghetti e altrettanti sono in progettazione. Il Consorzio Cellina-Meduna indica invece scorte d’acqua sufficienti per affrontare ancora oltre 40 giorni di irrigazione.
