Ricordi a Gemona nel cinquantesimo del sisma del 1976

Gemona ha ricordato il cinquantesimo anniversario del devastante terremoto del 6 maggio 1976 con una messa celebrata alla caserma Goi Pantanali, alla quale hanno partecipato circa 5 mila persone.

Fra i presenti c’era Francesca Cargnelutti, che all’epoca aveva 11 anni. La sera della scossa stava andando a dormire mentre il padre si preparava per il turno notturno e la madre rientrava dal lavoro; temette di non rivedere più la madre, poi incontrata dal padre in centro, scalza e spaventata ma salva.

Daniele Cavedale, allora decenne, ricorda di essere in chiesa per il rosario quando vide muoversi un vaso; il parroco rimproverò un chierichetto pensando a uno scherzo, prima di capire l’accaduto.

La ventenne Matilde Pellegrini ha spiegato che i più giovani conoscono il terremoto attraverso i racconti di nonni e genitori. Sua madre Ilaria, all’epoca di sette anni, ricorda di essersi ritrovata sulle scale dopo una puntata di Carosello, la nonna che ripeteva “Preait” e la madre che rientrò in casa per prendere cappotti e un po’ di liquore per rincuorare gli anziani in strada.

Luigi Ziani, coordinatore della Protezione civile dell’Ana di Udine, ha parlato di senso del dovere: il 7 maggio 1976 arrivò alla caserma, rimase tre giorni senza dormire, sostenuto solo dal caffè.

I pugliesi Giovanni Rizzo e Alessandro D’Amore erano militari in servizio rispettivamente a Venzone e a Gemona. Ricordano il recupero dei morti e l’assistenza ai vivi; D’Amore sopravvisse al crollo della Goi Pantanali, dove persero la vita 29 suoi commilitoni, e iniziò subito a scavare tra le macerie per aiutarli e per accogliere gli sfollati.

Le testimonianze hanno unito generazioni diverse nel ricordo di una tragedia che continua a segnare l’identità friulana.