Impresa familiare, il nodo del passaggio generazionale

Le aziende a conduzione familiare costituiscono circa il 90 per cento del tessuto produttivo nazionale, generano l’80 per cento del Pil e occupano tre quarti della forza lavoro. Nonostante il peso economico, solo il 32 per cento di queste realtà supera il primo cambio al vertice, mentre appena il 15 per cento arriva alla terza generazione.

Il tema è stato discusso al convegno “Continuità generazionale nelle aziende familiari”, promosso dal Gruppo Giovani Imprenditori di Udine, dal Comitato Piccola Industria di Confindustria Udine e da Teha Group. Gli interventi hanno evidenziato che il passaggio di consegne è spesso affidato ai soli legami di sangue, senza regole di governance definite né percorsi formativi per i successori.

In Italia il 66,4 per cento delle imprese è gestito da un management composto esclusivamente da familiari; nel Regno Unito la quota scende al 10,4 per cento. In quasi l’84 per cento dei casi il ruolo di amministratore delegato è ricoperto da un membro della famiglia proprietaria. Secondo le analisi di Teha Group, le aziende che introducono strutture di governo formalizzate ottengono una crescita dei ricavi superiore al 34 per cento, quasi il doppio rispetto a quelle gestite con modalità tradizionali.

Il mancato ricambio organizzato incide anche sulle dimensioni: in Italia si contano 179 mila micro e piccole imprese con fatturato tra 1 e 10 milioni di euro, mentre le aziende di media taglia restano circa un terzo di quelle presenti in Germania.

I relatori hanno sottolineato che una pianificazione tempestiva, la separazione tra affetti e ruoli e l’investimento in competenze possono salvaguardare patrimonio, posti di lavoro e competitività dei territori.