Gemona del Friuli ha celebrato il cinquantesimo anniversario del terremoto del 6 maggio 1976 con una giornata di memoria condivisa fra sopravvissuti, volontari e autorità.
Il vicesindaco Flavia Virilli, madrina del 3° Reggimento Artiglieria Terrestre e della Fanfara brigata alpina Julia, ha partecipato commossa alla Messa, ricordando la madre Giuseppina Cargnelutti, scomparsa nel 2018 e impegnata per tutta la vita nel mantenere viva la memoria dei militari caduti.
In vicolo Pascottini l’abbraccio fra Giulio Ragalzi e Giuseppe Turchetti ha riaperto ferite mai chiuse. Ragalzi, che quella notte perse la sorella Monica, ha confessato: «Un ricordo mai sbiadito – racconta – che quest’anno sento ancora più forte». Turchetti, rimasto senza la madre Santina e le sorelle Francesca e Paola, ha aggiunto: «Sento ancora la loro presenza, che non mi ha mai abbandonato».
Annamaria Marchetti ed Emanuele D’Aronco, sposati da un mese all’epoca del sisma, hanno rivissuto il momento in cui la terra cominciò a tremare; lei, rimasta in auto, ricorda: “Ho pensato che fosse la fine del mondo”.
Da Vittorio Veneto è arrivato Luigi Battistini, la cui partenza per il servizio militare a Tolmezzo fu rinviata dopo il sisma: «Conoscevo tanti colleghi che erano alla Goi Pantanali. Due di loro, miei compagni di scuola, morirono sotto le macerie. Oggi sono qui per ricordarli».
Alla commemorazione erano presenti anche gli “angeli di Guasticce”, giovani che nel 1976 partirono da Livorno per aiutare i friulani. Oggi hanno ritrovato gli amici di allora grazie a Davis, rinsaldando legami nati fra le macerie e divenuti simbolo della solidarietà che ancora unisce Friuli e Toscana.
