Il devastante incendio che nell’estate 2022 colpì i boschi del Carso mise in luce gravi lacune di coordinamento tra i soggetti impegnati nella lotta agli incendi. A quattro anni di distanza la situazione, secondo Walter Zalukar dell’Associazione Costituzione 32, non è cambiata: in caso di nuove ondate di calore il Friuli Venezia Giulia potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni di allora.
L’ex comandante della Stazione forestale di Trieste, Lucio Ulian, osserva che «Nella realtà operativa, a intervenire non è una singola struttura, ma una rete di soggetti: Corpo forestale, Vigili del fuoco, Protezione civile, Volontari. Una rete ricca di competenze, ma anche complessa da coordinare, perché composta da organizzazioni diverse per cultura, linguaggi e modalità operative. Ed è qui che emerge un nodo cruciale: lavorare in rete non significa automaticamente funzionare come un sistema. Il rischio è quello di avere una somma di organizzazioni che operano in parallelo, invece di un insieme realmente integrato. In queste condizioni possono nascere».
Il nuovo Piano antincendio boschivo regionale, previsto dalla legge 17/2019, non è ancora stato adottato; l’unico documento tecnico disponibile rimane il Piano regionale di difesa del patrimonio forestale datato 1998.
Per Zalukar l’assenza di linee guida aggiornate rende più difficile valorizzare le risorse e le professionalità disponibili, aumentando il rischio per il territorio. Il ritardo, conclude, evidenzia una responsabilità politica che in altri Paesi europei avrebbe già determinato le dimissioni dei vertici competenti.
