“Friuli 1976, lo sport e la rinascita” è il docufilm con cui il giornalista Franco Bortuzzo ripercorre il ruolo decisivo che ciclismo, calcio, motori e altre discipline ebbero nel restituire speranza al territorio devastato dal terremoto.
Il racconto parte dal ciclismo: al Giro del Friuli del settembre 1976 i corridori pedalarono fra continue repliche, mentre nel 1977 il Giro d’Italia tornò con la semitappa Trieste-Gemona, vinta dal belga Demeyer tra macerie ancora visibili.
Anche i motori si mobilitarono per la raccolta fondi: «Nacque la Corsa per il Friuli ricorda Bortuzzo – l’Aci Sport Friuli, in collaborazione con la rivista Autosprint e con l’aiuto di Arturo Merzario, organizzarono, a fine maggio 1976, una gara a Varano de’ Melegari provincia di Parma nella quale buona parte dei piloti di Formula Uno gareggiò con due soli tipi di auto, Alfasud e Fiat 131 Abarth, cosa impensabile al giorno d’oggi, per raccogliere fondi che serviranno a costruire un asilo intitolato a Graham Hill a Lusevera alla presenza della vedova Betty ».
Il calcio regalò nuovi sogni: lo stadio Friuli venne completato nel 1976 in tempo record; l’Udinese, allora in Serie C, inaugurò l’impianto battendo il Seregno con i tifosi ancora in tenda o in baracca. Con Massimo Giacomini in panchina la squadra salì in Serie B nel 1978 e centrò subito la promozione in A, finché nel 1983 arrivò perfino Zico.
Nel docufilm trovano spazio anche lo scudetto juniores di basket della Snaidero, le doppie vittorie europee di Venanzio Ortis nei 5.000 e 10.000 a Praga 1978 e l’impresa della judoka osoppana raccontata dallo stesso autore: «Come la storia della judoka Laura De Toma – continua Bortuzzo – a maggio perse la casa ad Osoppo, distrutta dalla scossa e a dicembre 1976 vinse il titolo europeo a Vienna».
Da allora Buja è diventata culla del ciclismo friulano e, nel Gemonese, il progetto Sportland continua a testimoniare quanto lo sport resti una delle eredità più vive di quella stagione di rinascita.
