In Friuli Venezia Giulia sono circa 1.500 le persone seguite dai servizi per i disturbi del comportamento alimentare. Un fenomeno che, secondo gli specialisti, ha registrato un aumento di circa il 30% durante la pandemia e non è più tornato ai livelli precedenti.
Non si parla solo di anoressia e bulimia: tra i quadri più frequenti o in crescita rientrano anche il Binge Eating Disorder (abbuffate incontrollate), l’ortoressia (ossessione per il “cibo sano”), la vigoressia (fissazione per il fisico muscoloso, segnalata soprattutto tra i maschi) e l’Arfid (Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo), un disturbo legato alla selettività nell’assunzione di cibo per consistenze o colori, non necessariamente connesso all’immagine corporea.
Un dato che preoccupa i centri regionali è l’età sempre più precoce: l’esordio può avvenire anche a 10 anni. Parallelamente cresce il numero di ragazzi e uomini coinvolti, spesso con forme meno immediate da riconoscere perché non sempre associate a forti variazioni di peso. In aumento anche le richieste di aiuto da parte di donne over 60.
Gli operatori collegano parte del boom pandemico all’isolamento e al tempo passato online: social media, modelli estetici irraggiungibili e perfino contenuti che incoraggiano comportamenti pericolosi possono aggravare fragilità già presenti o favorire ricadute.
Dal punto di vista clinico, i disturbi alimentari sono patologie serie: l’anoressia, in particolare, è indicata come il disturbo psichico con il più alto tasso di mortalità (5%). La nota positiva è che si può guarire, anche se spesso con percorsi lunghi e strutturati. La chiave, sottolineano i professionisti, è intervenire presto: ai primi segnali è consigliato chiedere una valutazione, con accesso gratuito ai servizi.
I percorsi di cura possono partire dall’ambulatorio e, quando necessario, proseguire con centri diurni (dove sono centrali anche i “pasti assistiti”) fino al ricovero nelle fasi più gravi. Se non basta, può essere indicato un periodo in struttura residenziale. Le associazioni dei familiari ribadiscono l’importanza di rivolgersi ai centri pubblici per una presa in carico completa con équipe multidisciplinare.
I segnali d’allarme indicati dagli specialisti includono: perdita di peso significativa in pochi mesi, saltare i pasti o isolarsi durante i pasti, chiudersi in camera con il cellulare (anche per allenarsi), pesarsi ripetutamente nel corso della giornata e un controllo crescente su cibo e corpo.
