Il Friuli Venezia Giulia è in stato di crisi idrica di grado medio. La decisione è stata presa martedì 30 giugno, durante una riunione a Venezia dell’Osservatorio distrettuale dell’Autorità di bacino delle Alpi orientali, su una scala di quattro livelli.
I livelli delle falde nel territorio del Consorzio di bonifica pianura friulana, aggiornati a fine maggio 2026, sono inferiori sia alla media storica sia ai valori registrati nel 2025. Il calo è legato soprattutto alle scarse precipitazioni primaverili, che hanno anticipato l’abbassamento dei livelli già all’avvio della stagione irrigua.
Secondo il Consorzio, la situazione non è al momento paragonabile alla crisi idrica del 2022, anno di massima criticità, ma richiede attenzione e monitoraggio continuo nei mesi di maggiore utilizzo dell’acqua per l’irrigazione, come osservato dalla presidente Rosanna Clocchiatti.
Le maggiori preoccupazioni riguardano le portate dei principali corsi d’acqua, Tagliamento e Torre, che si stanno riducendo quasi sotto i minimi storici. La scarsità d’acqua non consente le derivazioni per usi agricoli, idroelettrici e ambientali. Il direttore dell’area operativa Irrigazione del Consorzio, Stefano Bongiovanni, ha spiegato che, senza adeguate precipitazioni, su questo fronte la situazione potrebbe essere peggiore di quella del 2022.
