Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta nato il 31 dicembre 1933 a Gradisca di Sedegliano (Udine), è morto martedì 6 gennaio a Caserta all’età di 92 anni. Il vescovo di Caserta Pietro Lagnese ha dato la notizia del decesso.
Ordinato sacerdote il 29 giugno 1958 dall’arcivescovo Giuseppe Zaffonato, Nogaro fu nominato vescovo di Sessa Aurunca il 25 ottobre 1982 e consacrato il 9 gennaio 1983. Il 20 ottobre 1990 fu trasferito alla diocesi di Caserta, dove fece ingresso il 16 dicembre e che guidò per 19 anni, fino alla rinuncia accolta da papa Benedetto XVI nel 2009.
Scelse di rimanere a Caserta anche da emerito, continuando un intenso impegno civile e pastorale. In entrambe le diocesi denunciò la camorra, le connivenze politiche e i silenzi della società, criticando talvolta la prudenza delle stesse gerarchie ecclesiastiche.
Lo scrittore Roberto Saviano lo ha indicato come figura di riferimento nella resistenza alla criminalità organizzata. Membro della Commissione ecclesiale per le migrazioni della CEI, Nogaro sostenne l’accoglienza dei migranti e definì inaccettabile la legge Bossi-Fini. Nel 2000 ricevette dalla Regione Campania il Premio per la Pace e i Diritti Umani accanto a Nelson Mandela e Daisaku Ikeda.
Pacifista convinto, si oppose alla guerra in Afghanistan e, dopo l’attentato di Nassiriya del 2003, contestò la retorica bellica, entrando in polemica anche con Francesco Cossiga. Negli ultimi anni aderì alla rete di sacerdoti impegnati contro il conflitto in Palestina.
Nogaro fu inoltre tra i più convinti sostenitori della canonizzazione di don Peppe Diana, il sacerdote assassinato dalla camorra nel 1994, considerandolo un martire della libertà.