Quasi 200mila cittadini del Friuli Venezia Giulia sono senza medico di medicina generale, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli centri. Il dato è stato portato dalla Cgil regionale durante un’iniziativa al Cinema Ariston di Trieste.
Il segretario generale Michele Piga ha denunciato il progressivo indebolimento della sanità territoriale e il rischio di un modello fondato sulla sola erogazione di prestazioni, spesso affidate ai privati.
Secondo i dati presentati, cresce anche il numero di persone che rinunciano alle cure per le lunghe liste d’attesa o per l’impossibilità di sostenere i costi della sanità privata: il fenomeno riguarda il 10 per cento dei cittadini, con punte superiori al 20 per cento tra gli anziani.
La Cgil richiama inoltre il peso del declino demografico: entro il 2050 il Friuli Venezia Giulia perderà quasi 100mila residenti in età lavorativa, mentre gli over 65 passeranno dall’attuale 28 per cento al 35 per cento.
Criticità anche sulle case di comunità: per il sindacato gli interventi legati al Pnrr rischiano di tradursi soprattutto in investimenti edilizi, cambi di denominazione e inaugurazioni, senza personale e senza una reale integrazione con il territorio.
La Cgil chiede alla giunta regionale un cambio di rotta, con un sistema sanitario composto da ospedali, servizi territoriali e servizi sociali in sinergia, il rilancio del ruolo dei distretti e maggiore trasparenza nelle scelte di programmazione.
A concludere l’iniziativa è stato Cristiano Zagatti, responsabile integrazione politiche socio-sanitarie e contrattazione territoriale della Cgil nazionale, che ha collegato il rilancio della sanità pubblica alle iniziative di legge popolare sulla sanità e sugli appalti, previste nei prossimi mesi.
