Francesco Marino, segretario generale del SIULP di Trieste, denuncia le condizioni di lavoro dei poliziotti impegnati nei controlli ai valichi di confine con la Slovenia, in provincia di Trieste, a quasi tre anni dalla sospensione del Trattato di Schengen.
Secondo Marino, dopo un periodo così lungo i presidi avrebbero dovuto essere dotati di infrastrutture permanenti, sicure e funzionali. Invece, ai valichi sarebbero stati sostituiti camper e furgoni con container, moduli mobili e bagni chimici.
La situazione viene descritta come particolarmente critica durante l’attuale ondata di calore. A Fernetti gli operatori utilizzano bagni installati in container privi di climatizzazione, con problemi agli scarichi, esalazioni e condizioni igieniche giudicate inadeguate. A Rabuiese, invece, i servizi chimici sono esposti al sole, l’acqua per l’igiene personale esce bollente e vengono segnalati cattivi odori, insetti e scarichi spesso inefficienti.
Marino richiama anche il pagamento degli straordinari ancora bloccato e sostiene che i poliziotti siano costretti a operare esposti agli agenti atmosferici in strutture precarie. Il SIULP chiede responsabilità politica, investimenti e infrastrutture adeguate, ricordando che Austria, Slovenia e Croazia avrebbero realizzato strutture stabili, sicure e attivabili quando necessario.
