Quando le onde si amplificarono nel Tagliamento: il sisma del 1976 spiegato

Alle 21.00 del 6 maggio 1976 un terremoto di magnitudo 6,4 colpì un’area di 5.700 chilometri quadrati del Friuli.

L’epicentro era nell’alta Val Torre, ma le Prealpi ostacolarono la propagazione verso nord, spingendo l’onda sismica a sud-ovest dentro l’anfiteatro morenico del Tagliamento, composto da ghiaie e sabbie fluviali. L’onda rimase intrappolata nella copertura alluvionale, prolungando scuotimento e ampiezza e causando gravi danni a Gemona, Majano e Buja. Secondo la ricercatrice Carla Barnaba, “Questo ha fatto sì che l’onda sismica sia rimasta intrappolata nei sedimenti fini e questo ha prolungato la durata e l’ampiezza dello scuotimento, per questo il danneggiamento è stato forte a Majano, Buja oltre a Gemona, che era l’epicentro del terremoto”.

La distribuzione dei danni fu irregolare: Barnaba ricorda che “Paradossalmente Tarcento, che si trova in posizione più vicina all’epicentro, ha subito un danno minore rispetto a Osoppo“.

L’energia concentrata nei sedimenti produsse anche fenomeni di liquefazione: il terreno passò dallo stato solido a quello fluido a Majano e, nel successivo evento di settembre, nelle ghiaie di Avasinis. Il processo consiste nella separazione fra acqua e frazione sabbiosa, riducendo la resistenza del suolo.