I sindaci della Carnia hanno deciso di non partecipare alle celebrazioni per il 50° anniversario del terremoto del 6 maggio, dopo la condanna a un anno per omicidio colposo inflitta al sindaco di Preone Andrea Martinis e al coordinatore della protezione civile locale Renato Valent per la morte del volontario Giuseppe De Pauli, travolto da un albero durante un intervento su una pista forestale.
Nella riunione d’urgenza tenuta a Tolmezzo è stato chiesto un incontro immediato con il presidente regionale Massimiliano Fedriga e l’assessore Riccardi; le amministrazioni ipotizzano perfino lo scioglimento delle squadre comunali di protezione civile e hanno avviato una sottoscrizione per coprire le spese legali dei due imputati, fissate in 50 mila euro.
«Siamo rimasti allibiti e scioccati dalla sentenza», ha dichiarato Michele Benedetti, sindaco di Ampezzo, invitando tutti i colleghi e i coordinatori regionali a sospendere le attività: «i gruppi comunali e i sindaci della Carnia non parteciperanno alle commemorazioni ufficiali».
Dalla politica sono giunte attestazioni di solidarietà. Il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha garantito che «continueremo il lavoro con il ddl Protezione civile che è ora all’esame del Senato, non consentiremo mai che la nostra Protezione civile rischi di fermarsi». Il presidente Fedriga ha annunciato approfondimenti per evitare un ridimensionamento del sistema, mentre il consigliere regionale Markus Maurmair e il segretario provinciale del Pd Luca Braidotti hanno chiesto di rivedere la normativa per assicurare la piena operatività dei volontari.
