Scarpets artigianali, rinascita sostenibile a Gonars

Scarpets

Dietro l’aspetto di una normale villetta c’è il laboratorio di Cristina Barbierato e Massimo Masolini, tra tessuti colorati, copertoni di bici e sacchi di iuta.

Fino al 2014 producevano per un marchio tedesco, nella Gonars che fu polo calzaturiero dagli anni del boom ai ’90. Con la crisi hanno scelto di reinventarsi puntando sulle scarpets fatte a mano.

Oggi il laboratorio rientra tra le 100 eccellenze visitabili di ApritiModa, un’occasione per scoprire il dietro le quinte dell’artigianato e del Made in Italy.

Cristina promuove un’economia di laboratori diffusi e sostenibili: non un passo indietro, ma “laterale”, con tanti piccoli nuclei diversi che non replicano un lavoro standard.

Recuperati macchinari e fustelle e imparati dalle nonne i 17 passaggi della friulana, oggi produce per boutique o su misura; spesso i clienti portano i propri tessuti. Si usano materiali di recupero e non si butta via nulla.

La tomaia della friulana è estetica e funzionale: ambidestra, invertibile, facile da segnare e tagliare, unisce parsimonia e bellezza. Per Massimo, tornare a questa produzione antica ha ridato ossigeno all’industria calzaturiera: “un piccolo miracolo”.