L’analisi annuale condotta da International Rescue Committee e Diaconia Valdese evidenzia che, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025, a Trieste sono state assistite 9.761 persone arrivate attraverso la rotta balcanica. L’Afghanistan risulta il principale Paese di origine, con un incremento di arrivi da Turchia, Nepal ed Egitto; il 34 % degli assistiti appartiene a categorie vulnerabili come minori stranieri non accompagnati, famiglie e donne sole.
Le stime internazionali segnalano un calo del 42 % degli attraversamenti irregolari nel 2025, ma il monitoraggio sul campo rileva solo una diminuzione del 27 % e condizioni umanitarie ancora critiche: molte persone dormono per strada senza servizi igienici, docce o cibo adeguato. Per la prima volta dal 2021 la metà dei nuovi arrivi indica l’Italia come destinazione finale; oltre 3.600 intendono presentare domanda d’asilo a Trieste, incontrando attese prolungate, criteri poco chiari e talvolta ordini di espulsione.
Nel 2025 due persone sono state trovate morte nell’area del Porto Vecchio di Trieste; per il quarto anno consecutivo permangono gravi rischi per la salute legati a scarse condizioni igieniche, clima rigido, sfruttamento e abusi.
Alessandro Papes, Trieste Area Manager, ha dichiarato: «Il divario tra la percezione internazionale del fenomeno migratorio lungo la rotta balcanica e la realtà sul campo è l’aspetto principale che emerge dai nostri dati.»
La pubblicazione del report coincide con la discussione di un disegno di legge che prevede la riduzione del sostegno ai minori non accompagnati dopo il compimento dei 18 anni, segnale di un indirizzo normativo più restrittivo.
