Quattro nuove stazioni per studiare i terremoti in Friuli

Terremoto, sismografo

Friuli rafforza il controllo dei fenomeni sismici con quattro nuove stazioni idrogeochimiche permanenti: due a Tolmezzo (Illegio e Cazzaso), una a Paularo e una ad Anduins di Vito d’Asio. Gli impianti rientrano nel progetto nazionale Meet, finanziato dal Pnrr, che amplia la rete di misura di Ingv e Ogs in tutto il Paese.

Le stazioni registrano in continuo temperatura, conducibilità e livello delle acque di pozzi e sorgenti, insieme ai dati meteorologici, seguendo protocolli condivisi per garantire confronto e archiviazione omogenei. Le informazioni saranno incrociate con le osservazioni sismologiche e di deformazione crostale per chiarire il ruolo dei fluidi nei processi che innescano i terremoti.

Antonio Caracausi, ricercatore Ingv, ha spiegato: «L’obiettivo scientifico del monitoraggio integrato con altre osservazioni multidisciplinari è migliorare la comprensione del ruolo dei fluidi nei processi che generano i terremoti. Le acque sotterranee, infatti, possono mostrare sensibili variazioni dei parametri chimico-fisici o delle portate in relazione ai processi di deformazione della crosta terrestre e all’attività sismica. Il riconoscimento e l’interpretazione tempestiva di queste variazioni forniscono informazioni fondamentali per comprendere i processi sismogenici e individuare discontinuità tettonico-strutturali difficilmente rilevabili con altri metodi di indagine».

Il sistema potrà essere equipaggiato con sensori aggiuntivi per monitorare la pressione parziale di CO₂, la composizione dei gas disciolti nelle acque e i flussi di anidride carbonica in suolo e atmosfera.

I nuovi siti si integrano nel Near Fault Observatories-Northeastern Italy ThRust faults Observatory (Nfo-Nitro), collegato alla rete europea Epos. Secondo Alessandro Vuan, primo ricercatore del Centro di Ricerche Sismologiche dell’Ogs, «Negli ultimi anni l’Ogs, in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, ha significativamente potenziato la rete di sensori presente in Friuli. Questa installazione è un ulteriore contributo dell’Ente all’innovazione tecnologica e scientifica del monitoraggio dell’attività sismica, che non si limita al contesto locale o nazionale».

L’area colpita dal terremoto del 1976 diventa così una delle più strumentate d’Europa. I dati saranno resi disponibili liberamente tramite la piattaforma dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e i canali Ingv, con futuri potenziamenti nei siti di maggiore interesse scientifico.