Entra in vigore la nuova legge che tutela la denominazione di prodotto artigianale, prevedendo sanzioni fino a 25 mila euro per chi ne fa un uso improprio.
A Martignacco la famiglia Bugliese lavora la grappa dal 1918, quando il nonno Giuseppe portò in Friuli il mestiere appreso in una liquoreria milanese. Oggi Cristiano rappresenta la terza generazione all’interno di un ex capannone restaurato, esempio di archeologia industriale.
«Ci definiamo artigiani perché lavoriamo ogni giorno direttamente la materia usando delle tradizioni che ci hanno tramandato persone prima di noi» afferma Cristiano Bugliese.
Egli spiega che lo studio gli ha permesso di unire il sapere orale a un approccio scientifico, per comprendere a fondo ogni passaggio della distillazione.
Secondo Confartigianato, in Friuli Venezia Giulia il 44,6% delle imprese opera in settori dove è alto il rischio di concorrenza sleale. «Eravamo vittime di grandi brand che usavano l’artigianalità per fare concorrenza sleale vendendo al consumatore un prodotto che non usciva dalla bottega artigiana» dichiara il presidente regionale Graziano Tilatti.
Bugliese ricorda che per la sua distilleria un piccolo lotto significa 180 bottiglie da una singola botte, mentre per una multinazionale può voler dire «40/50 mila bottiglie» prodotte tra centinaia di milioni all’anno e presentate nei messaggi pubblicitari come artigianali.
