Le nuove elaborazioni dell’Ufficio studi di Confindustria Udine, basate su dati Prometeia, riducono la crescita attesa del Pil del Friuli Venezia Giulia: nel 2026 l’aumento si fermerà a +0,2%, tre decimi in meno rispetto alle stime di tre mesi fa, e nel 2027 è previsto un +0,4%.
A pesare sono l’escalation delle tensioni in Medio Oriente, il caro energia, il riaccendersi dell’inflazione e il peggioramento della fiducia. L’indice dei prezzi potrebbe salire al 2,6% nel 2026 dopo l’1,5% del 2025, spinto dai rincari di petrolio, gas e materie prime.
I consumi delle famiglie dovrebbero aumentare dello 0,3%, gli investimenti fissi lordi dell’1,3% e le esportazioni dell’1,1%, frenate dalla debolezza degli scambi internazionali e dai dazi. Sul fronte del lavoro gli addetti sono stimati in crescita dello 0,2%, con un tasso di occupazione al 69,5% e la disoccupazione al 4,8%.
Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, ha avvertito che «Alla revisione al ribasso delle stime si aggiunge una crescente preoccupazione per l’evoluzione del quadro economico». Se l’attuale fase dovesse protrarsi fino all’estate, ha aggiunto, il rischio è la stagnazione, con possibili scenari recessivi qualora si prolungasse fino a fine anno. Pozzo ha inoltre sottolineato che «la competitività deve diventare la bussola di ogni politica europea» indicando energia, semplificazione, mercato unico e strumenti comuni come ambiti che richiedono risposte immediate.