Bonifica terreni inquinati con batteri e piante autoctone

Un nuovo approccio per bonificare i terreni inquinati da metalli pesanti prevede l’uso di batteri “buoni” e piante autoctone, come dimostrato dal progetto nazionale RETURN, finanziato dal PNRR e coordinato da ENEA con la partecipazione di 26 enti tra università e istituzioni. Nel sito minerario di Ingurtosu, in Sardegna, si sta sperimentando una bonifica naturale che sfrutta la collaborazione tra piante spontanee e batteri nativi, isolati dagli scarti minerari. Questi microrganismi sono in grado di sopravvivere in ambienti contaminati e di produrre sostanze che favoriscono la crescita delle piante, migliorando la biodiversità e la qualità del suolo.

Il cuore della sperimentazione è la bioaugmentation, ovvero l’introduzione di 11 ceppi batterici che aiutano a immobilizzare i metalli pesanti e a sostenere la vegetazione. Le attività di estrazione mineraria hanno infatti causato un forte degrado ambientale, con suoli contaminati da piombo e zinco. I risultati ottenuti finora sono promettenti: si osserva una riduzione della pericolosità dei metalli, un aumento della vegetazione spontanea e un miglioramento della salute del suolo, offrendo così una soluzione sostenibile e replicabile per il recupero di aree compromesse.