Una quarantaquattrenne di nazionalità russa, residente in provincia di Rimini e titolare di permesso di soggiorno, è stata fermata la sera del 16 aprile nei pressi di Črni Kal, in Slovenia.
La donna viaggiava su una Suzuki Vitara con quattro migranti turchi a bordo. L’episodio ha attirato l’attenzione degli inquirenti di Italia e Slovenia per il profilo atipico della presunta passeur, considerato che lungo la rotta balcanica finora erano stati individuati soprattutto trafficanti ucraini e, più di recente, bielorussi.
Parallelamente, un’inchiesta della Guardia di Finanza sulle fabbriche di tabacco di contrabbando in Friuli ha messo in luce un’organizzazione con base decisionale in una società logistica triestina; in quel contesto la manodopera proveniva da Ucraina e Moldavia, aprendo interrogativi sui possibili legami tra sfruttamento lavorativo e immigrazione irregolare.
Le indagini sull’arresto di Črni Kal sono ora in mano alla polizia slovena, che sta verificando l’eventuale collegamento con reti criminali più estese. L’episodio conferma l’evoluzione del fenomeno: i passeur, motivati da guadagni rapidi, utilizzano veicoli comuni e provengono da un numero sempre più vario di Paesi, complicando il lavoro delle forze di contrasto.
