Fvg: salari in calo e forza lavoro che invecchia

In Friuli-Venezia Giulia i segnali di tenuta occupazionale mascherano criticità crescenti, fotografate dal nuovo report Cgil Fvg-Ires Fvg.

Tra il 2019 e il 2024 i salari reali dei lavoratori dipendenti sono scesi del 5,8% e gli over 50 hanno superato il 43% della forza lavoro, mentre gli under 30 restano al 6,7%. Nel 2025 gli occupati sono 527.600 (circa 20 mila in più rispetto al pre-pandemia) con un tasso di occupazione al 69,4% e disoccupazione al 4,6%, ma nei primi nove mesi dell’anno le assunzioni private sono calate del 2,1%: −4% i contratti a tempo indeterminato, −3,6% quelli a termine, −10,3% l’apprendistato.

L’erosione del potere d’acquisto è accentuata dall’inflazione 2022-2023 e dalla diffusione di part-time involontari e dumping contrattuale, soprattutto in turismo e terziario. Le retribuzioni medie annue lorde vanno dagli 11.300 euro della ristorazione a oltre 33 mila nell’industria. Restano ampi i divari: le donne guadagnano circa un terzo in meno degli uomini e i lavoratori extracomunitari oltre il 30% in meno dei comunitari.

Le proiezioni demografiche indicano che, entro 25 anni, la fascia 15-64 anni potrebbe perdere quasi 120 mila residenti. La contrazione colpisce specialmente i 30-49enni, con ripercussioni su imprese e servizi pubblici. Nel settore pubblico quasi un dipendente su due ha più di 50 anni; gli under 30 sono il 6,7% e nella scuola il precariato supera il 30%. Anche qui le donne (60% del totale) percepiscono salari mediamente inferiori del 24% rispetto agli uomini.

Crescono le forme di lavoro discontinuo: lo staff leasing nel 2024 arriva a 5.200 addetti (17,9% del totale), i lavoratori intermittenti sfiorano i 20 mila e gli stagionali, a luglio 2024, raggiungono quota 11 mila.

Sullo sfondo pesano i timori di una nuova crisi industriale per la frenata di comparti come manifatturiero, edilizia, legno e meccanica e per i casi Electrolux e StarTech. «Preoccupano le dinamiche demografiche, aggravate dall’esodo dei giovani, ma anche la perdita del potere d’acquisto e i segnali di crisi che incombono sul manifatturiero», ha spiegato il segretario generale Cgil Fvg Michele Piga, che sollecita politiche industriali capaci di sostenere il settore.