Quattrocento ex militari del Genio si sono ritrovati alla Caserma Spaccamela di Udine, sede del comando del V Corpo d’armata durante l’emergenza seguita al terremoto del 1976. Il raduno, promosso dall’Associazione nazionale genieri e trasmettitori d’Italia, ha reso omaggio ai caduti del sisma e al lavoro svolto dai reparti nei due anni successivi.
Dal maggio 1976 alla primavera 1978 i cinque battaglioni di stanza in Friuli Venezia Giulia, affiancati da due unità arrivate dalla Germania, demolirono edifici pericolanti, liberarono macerie, montarono tende, ponti e circa 2.000 prefabbricati nelle aree più difficili da raggiungere.
Giulio Biot, in servizio per 24 anni, ha ricordato l’impiego di esplosivi per mettere in sicurezza strade e l’abbattimento dell’ala pericolante del nuovo ospedale di Gemona, eseguito “adoperando il meno possibile di esplosivo”.
Giovanni Fadda ha raccontato i primi scavi a mani nude a Majano dopo il crollo di un condominio e l’attività continuata per due anni, fino alla posa dell’asfalto con mezzi forniti dal commissario Zamberletti. Il delegato regionale Giuseppe Munno ha sottolineato la consegna dei prefabbricati nelle zone più disagiate, compito affidato proprio ai reparti del Genio.
Tra i ricordi è emerso anche l’impegno delle cucine da campo, considerate da molti «miracoli» per la popolazione sfollata.
