Il libro di Giada Messetti ricorda il sisma del 1976

A Roma, nella Sala stampa della Camera dei deputati, è stato presentato “Quando tornano le rondini – Friuli 1976: memorie di un terremoto“, nuovo volume della scrittrice friulana e sinologa Giada Messetti.

L’iniziativa è stata promossa dal deputato Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro, che ha definito l’opera un tributo alla memoria collettiva del Friuli-Venezia Giulia. «Abbiamo il dovere morale e civile di custodire quella memoria e trasmetterla alle nuove generazioni», ha affermato.

All’incontro sono intervenuti il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, il sindaco di Gemona del Friuli Roberto Revelant, la madre dell’autrice Mila Brollo e il sindaco di Montenars Claudio Sandruvi; la moderazione era affidata alla giornalista Raffaella Silvestri.

Messetti, nata a Gemona da una coppia conosciutasi fra le macerie del sisma, si definisce «una figlia del terremoto». Ha spiegato di aver scritto «un libro che parla di vita e non di morte», rivolto soprattutto ai giovani che non hanno vissuto quel periodo.

Il terremoto del 6 maggio 1976 (magnitudo 6,5) causò 990 vittime, oltre 3.000 feriti e più di 100.000 sfollati, distruggendo circa 18.000 abitazioni. Dalla tragedia nacque il cosiddetto “modello Friuli”, frutto della collaborazione fra commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, Regione, sindaci e comunità locali, antesignano della moderna Protezione civile.

Fedriga ha ricordato che, dal giorno successivo al sisma, i friulani «iniziarono a progettare la rinascita». Brollo ha descritto la vita nelle tendopoli come un momento di solidarietà («Eravamo tutti uguali»), mentre Sandruvi ha sottolineato che «Da soli non si ricostruisce nulla».

Il titolo del libro richiama le rondini che tornarono a nidificare dopo la distruzione: un simbolo di speranza e di ricostruzione capace di parlare ancora al presente, a cinquant’anni esatti da quell’evento che cambiò la storia del Friuli.